Ogni passo ha un significato
Sulle dolomiti abbiamo scelto di camminare per i diritti umani
Il cammino che si svolge sabato 12 settembre 2026 sulle Dolomiti bellunesi, tra Misurina e Auronzo sarà un modo simbolico e molto concreto di attivarci sull’importanza dei Diritti Umani (lungo una strada ciclabile che li ripercorre tutti!).
Camminare insieme è un messaggio di unione e solidarietà in cui ogni passo è importante perché significa non rimanere indifferenti nei confronti di chi, nel mondo, vede i propri diritti negati. È anche un modo per ricordare uno dei documenti più importanti della storia, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, il primo grande strumento internazionale di riconoscimento dei Diritti Umani che si fonda sull’universalità dei diritti di ciascuno. Prima di allora, il riconoscimento e la tutela dei diritti erano principalmente affidati ai singoli Stati e dunque non avevano un riconoscimento sul piano internazionale. Questo ci fa capire l’importanza della Dichiarazione dove i Diritti Umani vengono per la prima volta concettualizzati, riconosciuti e messi su un documento universale, che va oltre i confini e le frontiere.
La “D.U.D.U.” si compone di 30 articoli e in questo cammino ogni chilometro sarà segnato da una targa di bronzo dedicata a ciascun articolo. In particolare, assieme agli amici di “Art for Human Rights” che promuovono questa iniziativa, “Amnesty International” e “Sport for Society” che ne sono con noi al fianco, vorremmo dedicare particolare attenzione in questa giornata a due diritti gravemente minacciati nell’attualità: il diritto di protesta e il diritto ad un ambiente sano.
Possiamo collegare il diritto di protesta agli articoli 19 e 20 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che sanciscono rispettivamente il diritto alla libertà di espressione e il diritto alla libertà di riunione pacifica. Il diritto di protesta – le forme pacifiche e non violente sono ovviamente quelle per cui ci battiamo – consente alle persone di far valere i propri e altrui diritti. Le proteste sono un modo comune con cui le persone esprimono le proprie opinioni che possono contribuire alla crescita sociale e civile, oltre che alla protezione di molti altri diritti. Nella storia, grazie a manifestazioni e proteste, ad esempio, nel caso italiano siamo riusciti a raggiungere significativi traguardi come la legge sul divorzio, lo statuto dei lavoratori, la legge sulla confisca dei beni alla mafia.
Ricordare questo diritto è importante perché, pur essendo nostro e pur restando uno dei pochi strumenti diretti con cui possiamo chiedere giustizia e far sentire la nostra voce, negli ultimi anni molte autorità statali nel mondo hanno risposto alle manifestazioni in modo ostruttivo, repressivo e a volte violento. Su chi governa grava il dovere di proteggere, rispettare e agevolare la protesta pacifica: troppo spesso avviene il contrario.
Il diritto ad un ambiente sano invece possiamo collegarlo agli articoli 3 e 25 della DUDU che sanciscono rispettivamente il diritto alla vita e il diritto alla salute e il benessere. Abbiamo il diritto a vivere in un ambiente sano e a non subire danni ambientali, economici e sociali causati dai cambiamenti climatici. Purtroppo oggi però i danni causati dall’inquinamento ambientale si fanno sentire, ad esempio, vedendo tutte le persone che hanno perso la casa per le anomale inondazioni o a causa della siccità che sta distruggendo i raccolti e di conseguenza togliendo l’opportunità di nutrirsi a milioni di persone. Come “Insieme si può…” siamo strettamente legati a queste dinamiche, che impattano in maniera drammatica sulle comunità, famiglie, singole persone del Sud del mondo che non hanno strumenti, risorse, piani B per la sopravvivenza in un ambiente sempre più imprevedibile e ostile.
Un passo importante è arrivato nel 2025 dalla Corte Internazionale di Giustizia, che ha stabilito l’obbligo per gli Stati di adottare misure per tutelare l’ambiente e contrastare il cambiamento climatico. Troppo spesso, però, i governi non traducono questi obblighi in azioni concrete: un’inerzia che rischia di produrre una delle più gravi violazioni intergenerazionali dei diritti umani della storia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il cambiamento climatico causerà 250.000 morti in più ogni anno tra il 2030 e il 2050. Davanti a un dato simile non possiamo restare indifferenti: è urgente riportare le persone e i diritti umani al centro del dibattito sul clima.
PER PARTECIPARE ALLA CAMMINATA E VENIRE AL CONCERTO PER I DIRITTI UMANI, TUTTE LE INFO QUI:
https://www.365giorni.org/news/il-12-settembre-le-dolomiti-si-muovono-per-i-diritti-umani/
Amnesty International ha creato delle petizioni sia a livello nazionale che internazionale per difendere il diritto alla protesta. In Italia: https://www.amnesty.it/appelli/proteggere-il-diritto-di-protesta-in-italia/e a livello internazionale: https://www.amnesty.org/en/petition/protect-the-protest/.
Inoltre, Amnesty promuove costantemente petizioni e campagne globali per chiedere giustizia climatica e tutelare le persone più vulnerabili. Ad esempio una petizione per lo stop ai sussidi e ai profitti dei combustibili fossili: https://action.amnesty.org.au/act-now/end-coal-and-gas-greed-people-before-profits oppure una petizione per l’introduzione di visti umanitari per motivi climatici: https://www.amnesty.org/en/petition/provide-climate-visas-for-pacific-people/.
I diritti umani non si conquistano e non si meritano: ci appartengono perché siamo persone. Nessuno ha il potere di portarli via, a noi o ad altri esseri umani. Ed è per questo che camminiamo insieme, che alziamo la voce, che scendiamo in strada.
Perché ogni passo, anche il più piccolo, lascia un segno.