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al fianco degli ultimi, dei loro diritti negati, della loro dignità violata, dei 30.000 bambini che ogni giorno muoiono a causa dell’estrema povertà.

lumetta natale13Lettera di Natale di Padre Lumetta da Criciuma (Brasile) ai sostenitoriCaro amico e benefattore come di consueto ogni anno esprimo il mio grazie e i miei auguri, per tutto l’ amore e la solidarietà...

che hai manifestato per il bambino da te sostenuto e per  tutti i nostri bambini.

 

Tu hai iniziato questo cammino di amore e nonostante le difficoltà ci aiuti perché credi fermamente che il mondo ci appartiene. Siamo responsabili del suo cammino e del suo destino. Questa interpellanza di corresponsabilità ci giunge in maniera rinnovata dalla voce di Papa Francesco che ha portato alla Chiesa e al mondo un rivoluzionario vento di speranza e di gioiosa fiducia.

 

Sostenere un bambino non diventa allora un obbligo morale ma un gesto concreto perché crediamo alla costruzione di un mondo migliore, crediamo alla presenza della misericordia di Dio, crediamo che tutti i bambini debbano essere aiutati e difesi nel loro diritto alla vita.

 

Brasile: “gigante per la sua stessa naturezza. Sei bello, forte, impavido colosso. E il tuo futuro riflette questa grandezza”. Queste strofe prese dall’ inno nazionale non sono sufficienti per fare grande una nazione fondata sulla giustizia e sui diritti umani.  Questi valori sono calpestati e dimenticati. L’ inno continua “se ergi dalla giustizia la clave forte, vedrai che nessun tuo figlio fugge la lotta, né teme chi ti dona la sua morte”. Il popolo brasiliano superando ogni previsione e facendo tremare le oligarchie politiche e la stessa presidenza è sceso in piazza.

 

In questo periodo abbiamo assistito a due grandi eventi che hanno posto il Brasile al centro dell’ attenzione mondiale: a giugno la Coppa della Confederazione di Calcio, a luglio per  la GMG, Giornata Mondiale della Gioventù, la presenza di Papa Francesco e la partecipazione di 3.700.000 giovani provenienti da tutte le parti del mondo.

 

In questi eventi chi ha fatto da protagonista non è stato né il calcio né il papa, ma il popolo. Si è fatta sentire finalmente “la voce del popolo”. Un popolo giovane, fatto da giovani che scendono in piazza, nelle strade, senza paura dei carri armati per reclamare in difesa dei diritti di un popolo oppresso e sfruttato: cibo, salute, abitazione, scuola.

 

 Il Brasile non si può nascondere dietro la maschera calcistica o religiosa, come se tutto andasse bene. E’ stata considerata la 6º potenza mondiale per la sua economia, ma ci sono realtà eclatanti che chiedono una maggiore attenzione di chi governa e ha il mano il potere per farlo. La popolazione del Brasile è 190.732.694, il 40% vive sulla soglia della povertà, 2 dollari al giorno e il 30% sulla soglia della miseria, 1 dollaro al giorno. L’analfabetismo è l’ 8% dato che varia secondo la regione. La mortalità infantile il 27,5%, dato che varia secondo la regione.

 

Il Brasile  si è svelato agli occhi del mondo di essere una statua di bronzo con i piedi d’argilla. Se il popolo protesta è perché ha fame e sete. Fame e sete di giustizia, di cibo, di una degna abitazione, di lavoro, di educazione, di assistenza medica. Questa divergenza o disequilibrio lo si nota nel quotidiano della vita della nostra missione. Tante famiglie, tante mamme che battono alla porta  per chiedere aiuto e accoglienza.

 

E’ viva nella mia memoria la figura di Eusebia, sessantenne, bruciata dal sole e dalla sofferenza, davanti la portineria. Quel giorno aveva un grande scialle che la copriva fino alle spalle. Era venuta per chiedere aiuto. Piangeva perché sconfitta dal dolore e dalla disperazione. Aperto il manto, il mistero si dipana in una scena agghiacciante. Le sue stanche bracccia portavano due neonati gemelli, mulatti, con un colore cadaverico, due corpicini sudati, pallidi, giallastri. Avevano la febbre, uno siamo riusciti a salvarlo, l’altro no. Era morto lungo la strada prima di arrivare all’ ospedale. Cosa era successo?

 

Eusebia vive in una favela. La vicina di casa le chiede di badare ai bimbi promettendo che sarebbe ritornata presto. Questa donna senza scrupoli e dedita al marciapiede, abbandona i suoi piccoli nelle mani della sprovveduta, la quale vende persino la bombola del gas per sfamare i due piccoli. Quel bambino salvato vive con noi, il giudice lo ha già affidato a Eusebia, già mamma di 4 figli. Lo accudiamo nelle sue necessità primarie e adesso è bello come il sole. Il suo nome è Maicon.

 

Un altro episodio manifesta la tristezza e il dolore di una bimba privata dell’ affetto materno. Si chiama Priscilla. Negretta, con gli occhi profondi, tristi ma vivaci.  Vive da 8 anni nella missione. E’ stata accolta quando aveva 3 anni. Adesso ne ha 11. E’ nata e cresciuta con noi. Stava seduta e pensierosa sulla panchina. Mi avvicino e le parlo. Era la vigilia della festa della mamma. Lei mi racconta un po’ di tutto, delle sue amichette, delle incomprensioni dei maestri, la tristezza che aveva nel cuore per non aver conosciuto l’ amore della mamma. All’ improvviso prende il suo fazzolettino, lo apre e mi mostra avvolto “il suo ciuccetto”.

 

Subito le domando meravigliato, ma di chi è? Cosa ne fai? Continuando le dico: ormai sei grande per usarlo. E’ consumato, vecchio, scolorito. Priscilla mi risponde, gelosa del suo tesoro, che quello era il suo ciuccetto  che la ha accompagnata per tantissimi anni. Adesso lo conserva come una reliquia nel suo scrigno degli affetti perché le fa ricordare la sua infanzia, la sua mamma che non ha avuto e che non ha conosciuto, l’ affetto mancato, l’ infanzia perduta. I sogni svaniti. Mentre parla manifesta la tristezza nel cuore. Povera bimba, l’ ascolto con attenzione e amore, le dono un bacetto. Lei mi sorride, piange e mi ringrazia.

 

Caro amico e benefattore, questo è un frammento della realtà che viviamo nel nostro quotidiano. Questo è il Brasile che non possiamo dimenticare. Questo è il vero Brasile che conosciamo con tutti i suoi problemi, i suoi progetti e sogni. A noi missionari interessa salvare il piccolo necessitato e abbandonato.

 

Grazie ancora per la mano che ci dai nel sostenere un bambino e tanti altri innocenti. Noi la stringiamo insieme a tutti i nostri piccoli. E la teniamo forte per non perderci. Papa Francesco ci ha detto di andare nella periferia del mondo, dove c’è il povero e nel povero il volto di Cristo. Cristo ci aiuti sempre ad essere fedeli a compiere questa missione da veri credenti e animati dalla fede che sprigiona dal vangelo.

 

Felice Natale e felice e prospero 2014. Il “Gesù Bambino” che tu aiuti nel volto dei nostri bimbi brasiliani ti benedica insieme alla tua famiglia, ai tuoi bimbi e ai tuoi ammalati. Grazie e non lasciarci soli in questa battaglia d’ amore. Un ricordo nella preghiera. Con stima.

 

Padre Vincenzo Lumetta

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