Un inferno di fuoco sull’Ucraina

A fine agosto Padre Pavlo Vyshkovskyi, parroco della cattedrale di San Nicola a Kiev, mi ha inviato un messaggio vocale che documentava come la situazione in Ucraina fosse sempre più drammatica. In quei giorni la capitale era stata infatti investita da quello che era certamente l’attacco missilistico più grande dall’inizio della guerra: “un inferno di fuoco”, lo ha definito Padre Pavlo, con missili e droni giorno e notte, sempre più vittime tra i civili (tanti i bambini!), distruzione di case, scuole, ospedali. Mai lo avevo sentito così in apprensione, mai così preoccupato per la sorte dei suoi parrocchiani, mai aveva avanzato delle richieste come in questa occasione.

Sapendo del nostro programma di recarci a Kiev a settembre, Padre Pavlo ci ha chiesto un aiuto speciale per un suo parrocchiano disabile. Una batteria tampone potrebbe risolvere il problema causato dai sempre più frequenti tagli della corrente elettrica, che rendono particolarmente difficile e precaria la sua vita. Assieme a queste attrezzature sono poi sempre preziosi i generatori elettrici e le lampade ricaricabili. Come in ogni viaggio la parte principale degli aiuti saranno carrozzine e ausili per venire incontro ai bisogni di alcuni di quei 120.000 disabili e mutilati che questa assurda guerra ha causato. Il prossimo viaggio (l’ottavo in tre anni) è previsto per la seconda metà settembre: al momento abbiamo già a disposizione carrozzine (manuali ed elettriche), un letto elettrico, due montascale, stampelle, di cui una parte ricevuta in dono e una parte acquistata, per una spesa di circa 5.000 euro. Abbiamo ordinato alcune batterie e un paio di generatori per un totale di altri 3.500 euro. A questo dovremo sommare il noleggio del furgone (1.000 euro) e le spese per i 4.000 km di andata e ritorno fino a Kiev (altri 1.000 euro tra diesel, autostrada, vitto, alloggio).

Di fronte a questa guerra che non accenna a finire – e anzi mostra ogni giorno un aumento di dolore – mi ritrovo a chiedermi che senso abbia e se davvero valga la pena prendere un furgone, caricarlo di alcune cose, percorrere 4.000 km per riuscire a dare risposta in fondo ai bisogni di un numero davvero piccolo di persone: sembra davvero “una goccia nel mare dei bisogni”. La risposta mi viene dalla frase che ho trovato sul giornale Avvenire: “Un mondo in cui anche una sola persona soffre meno è un mondo migliore”. Frase che conosco molto bene, visto che “Insieme si può… Costruire un mondo migliore” è il nostro nome e il nostro obiettivo.

Piergiorgio Da Rold