Una seconda possibilità per bambini e adolescenti di strada a Gulu
Dal viaggio in Uganda, Alessia racconta la sua esperienza con i bambini e gli adolescenti di strada a Gulu. Incontrati nel centro di suor Dorina e suo Giovanna, hanno alle spalle situazioni difficili dalle quali provano a uscire con la musica, l’arte, l’ascolto, una partita di pallone. Così possono infatti immaginare un futuro diverso: “Nella vita, ciascuno ha diritto a una seconda chance, a provare a risalire la scala lasciando in basso quello che è stato, proprio come hanno disegnato loro sui muri di Gulu”.
Rispetto ad altri luoghi dell’Uganda, il problema dei bambini e adolescenti di strada è particolarmente sentito nella città di Gulu a causa della sua posizione. Si trova infatti nel Nord del Paese, in direzione del confine con il Sud Sudan, dove gruppi di ribelli della fazione del LRA (Lord’s Resistance Army – Esercito di resistenza del Signore) imperversano dal 2006.
Questa situazione di vicinanza a zone di conflitti, oltre che di estrema povertà e di disfacimenti familiari, ha determinato la presenza di centinaia di bambini dai 5/6 anni in su completamente abbandonati a se stessi lungo le strade della città. Sono costretti a chiedere la carità, ad arrangiarsi con furti, a cibarsi di rifiuti e dormire sotto qualche tettoia, rischiando di essere selvaggiamente picchiati da chiunque li consideri un pericolo o un fastidio.
Questa è la situazione in cui, dal 2020, sta operando Suor Dorina dell’ordine delle Suore Comboniane. A Gulu ha creato un centro, intitolato a Papa Francesco, nel quale accoglie una trentina di bambini con stanze dedicate all’insegnamento, in particolare l’inglese e la musica, e altre in cui possono dormire sui letti a castello, con a disposizione dei bagni e una cucina che offre loro un pasto. Ogni giorno arrivano nuovi bambini che chiedono di essere ospitati, ma la struttura è soggetta a rigide normative in materia di metri quadri per ciascuno di essi, numero di guardie presenti, numero di bagni. Perciò, per il Governo, meglio la strada in cui hanno sicuramente tutti i metri quadri che vogliono a disposizione! Che tristezza…
Quei bambini – di età compresa tra i 6 e i 13 anni – ci hanno accolti con la gioia che può avere chi proviene da una vita così, ma con l’entusiasmo di sognarne una diversa, da pilota, insegnante, medico e anche Papa, perché è giusto puntare in alto!
Accanto a loro, suor Giovanna si è presa a cuore anche i ragazzi di strada più grandi, dai 14/15 anni fino ai 25/30 anni, che fin da piccoli si sono trovati a vivere per strada senza nessuno. Sono così finiti a spacciare droga, rubare o accettare di entrare nei gruppi di ribelli che li addestrano a uccidere in cambio di un pasto e un materasso lercio su cui appoggiare la testa.
Alcuni ci hanno raccontato le loro esperienze terribili: Andrew ha ucciso ed è stato condannato a 10 anni di galera, dei quali ne ha scontati 8. Credo sia stato duro per lui ripercorrere con noi quegli anni di vita, ma l’aver incontrato suor Giovanna è stata la sua salvezza.
Diversi hanno alle spalle storie di droga, alcool, spaccio e racket in cui si sono trovati immersi senza la forza di uscirne. Suor Giovanna, nel centro gestito dalle suore Comboniane, offre loro uno spazio diurno in cui possono essere ascoltati, compresi, possono riposare o semplicemente fare una partita di pallone. Sono diventati anche pittori e nel nostro incontro ci hanno mostrato i disegni su tela che hanno fatto, nei quali a volte esprimono il buio della loro vita, altre anche la speranza di un futuro diverso che in qualche modo ora possono almeno intravedere.
È commovente sentirli e vederli sorridere. Quello che chiedono è una seconda opportunità di vita, occhi che li sappiano guardare come persone nuove, senza giudicarli, che tendano loro una mano senza chiedersi cosa è stato prima. In molti disegni questo bisogno è il messaggio più evidente, una richiesta che si alza potente.
Abbiamo comprato diverse tele che porteremo con noi a Belluno, forse le venderemo per finanziare il progetto che Suor Giovanna sta pensando per loro, o forse le terremo in ufficio per ricordarci delle loro storie. Il progetto per alcuni di loro sarà pagare un affitto per una camera, per altri comprare il materiale che gli permetta di avviarsi ad una professione: lo si deciderà insieme a Suor Giovanna nei prossimi mesi. Ma il risultato più sperato sarà semplicemente far pensare a tutti noi che stiamo leggendo questo articolo che, nella vita, ciascuno ha diritto a una seconda chance, a provare a risalire la scala lasciando in basso quello che è stato, proprio come hanno disegnato loro sui muri di Gulu.
Alessia Nart
