Di corsa, per dire no alla guerra
Maik Paganin, volontario di ISP impegnato da alcuni anni anche alla Maratona dles Dolomites-Enel, coordina la squadra dell’Associazione alla 24 Ore di San Martino 2026. L’entusiasmo e la frenesia per la preparazione dell’evento si uniscono alla motivazione data dall’obiettivo della partecipazione alla manifestazione, con il motto “We Run x Peace”: tenere alta l’attenzione sul tema “urgente” della Pace e raccogliere fondi per l’acquisto di carrozzine per l’Ucraina.
Presentati brevemente.
Mi chiamo Maik, ho 47 anni, sono papà di due bambine, sono bellunese, faccio il docente alle scuole superiori.
Come ti definiresti in tre parole?
Appassionato, curioso, a volte penso parecchio.
Come definiresti ISP in tre parole?
Necessaria, umana, trasversale.
Come hai conosciuto ISP?
Sono amico dell’attuale direttore da quando eravamo molto giovani, mio malgrado…
Cosa ha fatto scoccare in te la “scintilla” dell’impegno concreto?
Il fatto che, pur non avendo particolari competenze su progetti nel Sud del mondo o altro, io potessi lo stesso “fare qualcosa”.
Qual è la “benzina” che nel tempo ha tenuto vivo e fatto proseguire questo tuo impegno?
L’evidenza che quanto facevo arrivava, in qualche modo, davvero “sui progetti”, e l’entusiasmo che si crea attorno agli eventi o alle azioni sostenute. Recentemente, poi, anche il desiderio di coinvolgere le bambine in questo modo di essere attenti agli altri.
Insieme ad altri volontari stai seguendo la partecipazione della squadra di ISP alla 24 Ore di San Martino, la più antica gara di corsa a staffetta sull’ora d’Italia. Come stanno andando i preparativi?
All’inizio ho fatto fatica ad ingranare, sembrava tutto vero (e facile) solo sulla carta, poi le cose e le persone si sono messe in moto, l’entusiasmo è cresciuto di conseguenza e ora siamo gasatissimi.
Il motto della squadra sarà “We Run x Peace”, perché tutte le donazioni raccolte sosterranno il progetto pace di ISP in Ucraina, al fianco di Padre Pavlo a Kiev. Ci racconti come funziona l’iniziativa?
Insieme ad un piccolo gruppetto di volontari ci siamo chiesti quale fosse il tema più “urgente” e quello della Pace è arrivato subito alla mente. Senza Pace non c’è spazio per tutto il resto. L’iniziativa si è poi sviluppata anche verso qualcosa di concreto e abbiamo scelto di avviare una raccolta fondi da destinare al sostegno di persone che purtroppo sono vittime, in uno dei troppi luoghi in cui la pace, appunto, manca ancora. Nel concreto ogni atleta chiede alle persone che credono in lui e in questa idea un sostegno economico (un euro per ogni km corso oppure una donazione a scelta). Tutti i soldi raccolti serviranno ad acquistare carrozzine che poi ISP porterà in Ucraina per i civili mutilati dal conflitto.
Tu sei anche volontario da alcuni anni allo stand di ISP alla Maratona dles Dolomites-Enel, la granfondo ciclistica che si svolge a luglio a Corvara e di cui la nostra Associazione è partner solidale dal 2010: cosa significa per te partecipare a questa manifestazione?
Alla Maratona arrivano appassionati da moltissimi Paesi del mondo, il mio ruolo lì è provare a raccontare in un misto di inglese-tedesco-italiano su quali progetti finiscono i soldi delle iscrizioni solidali. Ogni anno quegli incontri mi permettono di toccare con mano come il tema dell’attenzione a chi sta in un altrove molto diverso dal nostro, sia incredibilmente universale. Torno a casa con uno sguardo che ha ancora voglia di allargarsi.
Tra l’altro il tema della Maratona di quest’anno è stato proprio Pax, la Pace. Secondo te cosa significa costruire Pace oggi?
Significa innanzitutto ribadire con forza che non esistono guerre giuste, mai. E poi significa ogni giorno aprirsi agli altri avendo fiducia. Oggi il mondo sembra che porti a diffidare: sia del lontano che del vicino. Invece se ci si apre, se si va incontro agli altri, se si ascolta, succedono cose…
Cosa ti auguri per il futuro di “Insieme si può…”?
Faccio l’insegnante per scelta, non posso che augurare a ISP di saper parlare ai giovani, imparando il loro linguaggio e andandoli a “stanare” lì dove sono, per coinvolgerli. Il futuro è solo lì.
Per concludere, cosa significa per te essere ISP?
Essere uno che dice “io so fare questo, ho questo tempo qui” e poi metterlo in qualche modo in circolo. Insieme agli altri che raccolgono e portano più là, alla fine da qualche parte arriva.
