Drammaturgia e solidarietà
Elisa Thomas è una studentessa di 2a media di Canevoi, che ha partecipato al laboratorio drammaturgico di comunità che per il 4° anno “Insieme si può…” ha organizzato a Ponte nelle Alpi in collaborazione con Officina delle Pezze e il Comune. Un’esperienza che ha coinvolto i partecipanti nella riflessione attorno al progetto di ISP a Gaza, e che per Elisa è stata l’occasione di mescolare la sua passione con la possibilità di compiere un (apparentemente) piccolo gesto di solidarietà.
Presentati brevemente.
Sono Elisa Thomas, abito a Pieve d’Alpago, vado a scuola a Canevoi di Ponte nelle Alpi, in 2a media. Ho dodici anni, quasi tredici, e faccio un nuoto agonistico.
Come ti definiresti in tre parole?
Curiosa, sognatrice e creativa.
Come definiresti ISP in tre parole?
Importante, unione, collaborazione.
Come hai conosciuto ISP?
Tramite il mio professore di tecnologia a scuola.
Cosa ha fatto scoccare in te la “scintilla” dell’impegno concreto?
Avevamo parlato con la professoressa De Bortoli a scuola dell’iniziativa dei “Barattoli di Pace”, legati al Libro Solidale 2026 di Xmas Project e al progetto della Cooperativa Insieme di Bratunac, in Bosnia, che coinvolge nella coltivazione di piccoli frutti e nella produzione di marmellate persone di varie provenienze, nei territori dove negli anni Novanta c’è stata la guerra. Ho trovato molto originale l’idea proposta da ISP in classe di realizzare dei simbolici barattoli che parlano di pace, e poi è stato bello perché sono state coinvolte molte classi. Alla fine, pur davanti allo stesso obiettivo, abbiamo fatto molti lavori diversi, avendo lo stesso punto di riferimento: una riflessione ampia sulla Pace. E non è stata una cosa “pesante”, ma profonda e anche creativa e divertente.
Qual è la “benzina” che nel tempo ha tenuto vivo e fatto proseguire questo tuo impegno?
La partecipazione al laboratorio drammaturgico di comunità che ISP realizza insieme all’Officina delle Pezze e al Comune di Ponte nelle Alpi, perché questa è una mia passione, mi interessa approfondirla, quindi faccio sia una cosa che mi piace che un gesto di beneficenza a sostegno del progetto a Gaza. Cerco di donare il mio tempo e la mia passione.
Questo mese, precisamente sabato 27 giugno, si terrà proprio l’evento finale del laboratorio drammaturgico di comunità, che si è svolto per il 4° anno a Ponte nelle Alpi. Ci racconti com’è andata l’esperienza?
Mi sono divertita tanto, ho conosciuto nuove persone, che è importante anche questo. Al di là di come andrà lo spettacolo, è stata proprio una bella esperienza, formativa. Poi ho voluto metterci anche un po’ del mio, per quanto potevo… Mi piace prendere spunto anche dalle idee delle altre persone, capire come la pensano, però essendo un laboratorio abbiamo fatto tutto noi, il copione, le scene: da un lato è stato più difficile perché non devi “perdere tempo” a pensare a come potrebbe andare la storia e ti concentri direttamente sulla recitazione, ma dall’altro in questo modo ognuno sente un po’ più suo lo spettacolo… E quindi lo sento anche un po’ mio!
Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a partecipare a questo laboratorio?
L’ho saputo dal mio insegnante di matematica delle elementari, che mi ha chiesto cosa volevo fare nella vita e gli ho detto che mi sarebbero piaciute la parte della regia, del doppiaggio e simili. Mi ha detto che c’era questo laboratorio e quindi ho pensato che più cose faccio, più cose imparo in questo ambito.
Secondo te, qual è l’importanza compiere gesti – anche apparentemente semplici, ma in realtà molto importanti – come il sostegno a queste iniziative e ai progetti collegati?
È importante per la comunità in generale, perché siamo convinti che tante realtà siano distanti da noi e invece sono molto più vicine di quanto pensiamo, e quindi dare il proprio contributo, anche minimo, alla fine aiuta tanto.
Spesso si ritiene che i ragazzi non riescano a sviluppare una consapevolezza sui temi della solidarietà, delle grandi disuguaglianze del mondo e sull’impegno a cambiare le cose proprio perché troppo giovani: cosa pensi a riguardo?
Il mondo che abbiamo adesso non è così per responsabilità dei giovani, ma siamo noi che ne stiamo subendo le conseguenze. Bisognerebbe agire subito, però se ormai il danno è stato fatto si può riparare fino a un certo punto. Sembra che ci sia una distanza molto ampia tra le generazioni più giovani e quelle più adulte che magari non permette l’espressione di entrambe le parti, ma una cosa che può unirle è la solidarietà, che comunque è di tutti, è un linguaggio comune.
Cosa sogni per il tuo futuro?
Non lo so bene, spero di diventare o una doppiatrice, una regista o una drammaturga, comunque lavorare nell’ambito cinematografico, tranne l’attrice, perché è un ruolo che non sento mio. Vorrei riuscire a fare più cose possibili in questo ambito, quindi imparare tutto e poi scegliere cosa fare.
Cosa ti auguri invece per il futuro di “Insieme si può…”?
Di continuare il lavoro di sensibilizzazione che sta facendo e arrivare su più fronti possibile.
Per concludere, cosa significa per te essere ISP?
Aiutare nel mio piccolo, fare quello che posso in base alle mie capacità.