La “Bella Stella” della solidarietà
Giuseppe Genova, allevatore di mestiere e polistrumentista per hobby (come si definisce lui stesso), dal 2007 porta avanti nel piccolo paese di Sottocastello, frazione di Pieve di Cadore, la tradizionale iniziativa della Bèla Stéla, che riprende la scena dei Magi che seguendo la cometa arrivarono alla grotta di Betlemme: bambini, ragazzi e animatori passano per le vie cantando una tipica canzone, donando dei lavoretti e raccogliendo offerte per aiutare chi ha più bisogno qui e nel mondo.
Presentati brevemente.
Mi chiamo Giuseppe Genova e abito a Sottocastello, un piccolo paese del centro Cadore. Per lavoro ho un’azienda agricola e nel tempo libero coltivo vari hobby, tra cui il più importante è quello della musica, suonando la chitarra nel gruppo del vicino oratorio, oltre ad approfondire storia e discografia dei miei artisti preferiti, italiani e non. Fin dal 2007, poi, ho cercato di riprendere una tradizione del paese che altrimenti sarebbe andata perduta, la Bèla Stéla.
Come ti definiresti in tre parole?
Allevatore per mestiere, polistrumentista a livello amatoriale.
Come definiresti ISP in tre parole?
Un’associazione che con il contributo di tutti sta dalla parte dei più bisognosi, con l’obiettivo di rendere il mondo un po’ migliore di com’è.
Come hai conosciuto ISP?
Tramite mia mamma, che fino a qualche anno fa aveva aderito a dei sostegni a distanza e che negli anni ha sempre contribuito ai progetti solidali portati avanti da ISP; così nel tempo ho seguito, secondo le mie capacità e possibilità, il suo esempio.
Cosa ha fatto scoccare in te la “scintilla” dell’impegno concreto?
È stata una cosa automatica – seguendo appunto l’esempio di mia madre – crescere con l’idea di aiutare i più bisognosi tramite un’associazione affidabile come ISP. In più in questi anni credo anche di essere stato indirettamente influenzato dalle filosofie pacifiste e solidali che sono state tramandate da cantautori come Fabrizio De André, Bob Dylan e altri, che con le loro opere si sono da sempre schierati dalla parte delle classi emarginate, degli ultimi e dei dimenticati. Forse mi ha aiutato anche il fatto di essere credente e frequentare l’ambiente religioso, in cui vengono insegnati certi valori.
Qual è la “benzina” che nel tempo ha tenuto vivo questo impegno?
Quello che mi fa insistere nel portare avanti questo impegno è il fine solidale, l’aiutare gli altri, anche con piccoli gesti.
A gennaio, in occasione della festività dell’Epifania, da diversi anni organizzate la tradizionale iniziativa della Bèla Stéla a Sottocastello (frazione di Pieve di Cadore) a sostegno dei progetti di ISP. Ci racconti un po’ di che cosa si tratta?
La Bèla Stéla è una tradizione natalizia tipica di alcune comunità di montagna, a metà tra il sacro e il profano, che riprende la scena dei Magi che seguendo la cometa arrivarono alla grotta di Betlemme. C’erano un tempo molte varianti, quasi una per ogni paese, ora sono pochi i paesi in cui questa usanza è ancora in auge. Noi con un gruppetto di ragazzi giriamo per le vie, cantando una tipica canzone, donando a chi apre la porta un lavoretto realizzato a mano, e in cambio la gente ci dà delle offerte che vengono sempre impiegate per scopi benefici.
Quali sono le motivazioni che ti spingono nel portare avanti ogni anno questa iniziativa, che mescola tradizione locale e solidarietà “globale”?
Quello che spinge a continuare è quello di cui parlavo prima, cioè il fare del bene a chi sta peggio di noi.
Molte volte si pensa che non serva a molto l’impegno del singolo o di poche persone nella piccola dimensione per far fronte ai grandi problemi del mondo e quindi ci si scoraggia, delegando la responsabilità…
Quasi sempre succedono cose che ci potrebbero indurre a lasciar perdere tutto. Ci vuole un bel coraggio per mettersi da soli di fronte a cose più grandi di noi, ma dipende dalla mentalità che uno ha e soprattutto vuol dire tanto se una persona viene educata secondo certi principi. Se dentro di me c’è una certa sensibilità ad aiutare, nel mio piccolo, chi ne ha più bisogno, io ascolto quella spinta, ovviamente nel limite delle mie capacità, delle possibilità e con un po’ di spensieratezza… Certo però che tutto si moltiplica se si fanno le cose insieme, perché da soli non si va da nessuna parte, mentre l’unione fa la forza.
Siamo appena entrati nel 2026: cosa ti auguri per questo anno nuovo?
Mi auguro che i nostri partecipanti rimangano affiatati per mantenere unito il gruppo e poter continuare questa tradizione delle nostre zone di montagna. Per i grandi problemi del mondo, ovvero per tutto quello che ogni giorno sentiamo accadere intorno a noi, non possiamo sapere dove andremo a finire. Non credo molto nella saggezza e nella capacità di prendere giuste decisioni da parte di tanti potenti, come non credo in quelle alte cariche che del potere abusano a scapito di chi deve per forza subire. Purtroppo si stanno ripetendo avvenimenti che sono già accaduti in passato, come succede da sempre, perché l’uomo ha dimostrato nella storia di non aver imparato niente dai propri errori. A questo punto credo però che sia fondamentale continuare a fare qualcosa di buono, ciascuno nel proprio piccolo. Oltre a questo credo non ci resti altro che pregare.
E per l’anno nuovo di ISP?
Per ISP mi auguro che possa sempre contare su di una schiera eterogenea di persone, che possano e vogliano continuare a sostenere moralmente ed economicamente l’associazione e che le permettano quindi di continuare a portare avanti gli importanti progetti che sta realizzando nel presente e che realizzerà nel futuro.
Per concludere, cosa significa per te essere ISP?
Fare ognuno la propria parte, e quindi riuscire a fare qualcosa di “grande” unendo le forze di tanti “piccoli”.