Perù, tra fragilità e speranza: sostegno e integrazione per i migranti venezuelani

Tra problemi di salute, ansia e difficoltà familiari, un progetto multidisciplinare ha offerto cure mediche, sostegno psicologico e spazi di integrazione per famiglie che non possono tornare in patria.

Nel 2025 “Insieme si può…” ha continuato a sostenere l’aiuto ai migranti venezuelani residenti in Perù. Sono stati circa 500 i migranti aiutati con le loro famiglie: la loro situazione infatti non è facile, perciò l’obiettivo è far sì che possano vivere in maniera più sana e migliorare la loro salute fisica, mentale, emozionale e sociale.

In particolare, siamo intervenuti a sostegno di un progetto curato dal “Team Juan Carlos Duque dell’Amore al Prossimo”, che si è occupato di accogliere le persone cercando di capirne le esigenze e successivamente della loro assistenza sanitaria e dell’orientamento psicologico, dell’assistenza sociale per l’inserimento nei campi dell’istruzione, del lavoro, dell’imprenditoria e dell’accesso ad alloggi, cibo e medicine. Infine hanno organizzato delle giornate dedicate all’integrazione.

Ma andiamo con ordine. A livello sanitario, tra la popolazione venezuelana in Perù sono purtroppo frequenti i casi di influenza, asma, ipertensione, ma anche ansia e depressione dovute soprattutto a motivi economici e di gestione di difficili rapporti di coppia, violenze familiari, perdite affettive o motivi di salute. 

Molti migranti sono infatti demotivati a rimanere in Perù, ma non possono tornare in patria. Spesso i giovani hanno rapporti difficili con i genitori, non sono motivati ad andare a scuola, hanno deficit di attenzione.

 

 

Fortunatamente, c’è per loro una bella notizia: è nata infatti in maniera spontanea una partnership con il Colegio José Antonio Encinas, un istituto scolastico peruviano che ha mostrato grande interesse per l’iniziativa. Da un lato alcune studentesse hanno svolto un lavoro di ricerca sulla situazione migratoria dei venezuelani in Perù, dall’altro la direzione ha deciso di continuare a donare regali ai bambini e generi alimentari alle famiglie.

Questa alleanza rappresenta un ottimo esempio di integrazione tra la cultura peruviana e quella venezuelana, nonostante aiutare questi migranti rimanga complesso. A essere riluttanti sono soprattutto gli uomini, per l’impronta machista delle culture latinoamericane, tuttavia rappresentano comunque la maggioranza degli adulti assistiti: segno che il bisogno di spazi sicuri e senza pregiudizi in cui ricevere assistenza è forte.

Infine, come dicevamo, sono state organizzate due giornate di integrazione. Alcuni gruppi di venezuelani si sono riuniti in un ambiente accogliente e hanno potuto godere del contatto con le loro tradizioni e radici venezuelane e, allo stesso tempo, dello scambio culturale con il Perù. In questi incontri si è infatti cercato di favorire una riconciliazione con il percorso migratorio, di incoraggiarli a parlare delle loro storie e di far insieme giocare i bambini. 

Un progetto di cui siamo fieri, perché anche grazie al nostro contributo gli obiettivi che ci eravamo posti sono stati raggiunti. Ma il grazie va soprattutto al gruppo multidisciplinare di esperti in ambito medico, psicologico, sociale ed educativo, e ai volontari del Team “Juan Carlos Duque del Amor al Prójimo”, che con dedizione si sono occupati di chi aveva e continua ad avere bisogno di ascolto.