Un mondo sempre più disumano
Elettricità 24 ore al giorno, acqua potabile in casa, riscaldamento in tutte le stanze, frigorifero sempre pieno, lavatrice, lavastoviglie, forno, televisore, telefono, automobile, armadi pieni di vestiti e scarpe, qualche euro messo da parte… Queste sono tutte cose che fanno parte della nostra vita, al punto da considerarle normali e darle per scontate.
In realtà solo il 20% della popolazione mondiale ha a disposizione quello che abbiamo noi. Per il restante 80% anche solo avere cibo e acqua a sufficienza è un sogno. La conseguenza è che nel mondo 820 milioni di persone sono malnutrite, mentre il doppio (1.700 milioni) sono sovrappeso o addirittura obese. Per centinaia di milioni di bambini la scuola e il gioco sono realtà sostituite dal lavoro (sfruttamento) nei campi, nei cantieri, nelle miniere, nelle fabbriche. Oltre 120 milioni di persone non sanno più cosa significhi “casa”, perché costretti a scappare di fronte a guerre e carestie per (soprav)vivere in campi profughi, che spesso non garantiscono nemmeno cibo e acqua a sufficienza e un minimo di assistenza sanitaria. Ma non è che qui da noi tutto vada bene. Sono oltre 5 milioni le persone che, anche nei nostri paesi, vivono in povertà e fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.
A livello mondiale, purtroppo, i Paesi più ricchi stanno riducendo o, come hanno fatto gli Stati Uniti, tagliando completamente gli aiuti ai Paesi più poveri, fingendo di non sapere che da sempre buona parte del nostro benessere è basato sul furto delle loro ricchezze. Pensiamo all’enorme mercato delle cosiddette “terre rare”, minerali indispensabili per le nuove tecnologie, che sono concentrati in paesi come la Repubblica Democratica del Congo. Se questi minerali non fossero costantemente depredati da Cina, Russia, Stati Uniti e altri, quello sarebbe uno dei Paesi più ricchi al mondo. In realtà è tra i dieci più poveri.
Eppure basterebbe poco per colmare almeno le carenze più grandi:
- con 1 euro al giorno è possibile garantire a un bambino la possibilità di andare a scuola e avere un pasto giornaliero;
- con 300 euro si può pagare l’intervento alle gambe di un bambino che è nato con i “piedi torti” e non può camminare;
- con 7.000 euro si può perforare un pozzo e garantire acqua potabile agli studenti di una scuola o agli abitanti di un villaggio in Uganda, che spesso hanno a disposizione solo quella di un putrido fosso.
Per evitare che il mondo vada completamente a rotoli è necessario, anzi indispensabile, che, presa coscienza del problema, ognuno agisca con giustizia e carità condividendo almeno una parte del proprio superfluo con chi non ha neppure il necessario. Costruire un mondo migliore è possibile, perché “insieme si può”!
Piergiorgio Da Rold