Buon anno 2026
Ho atteso un attimo prima di inviarti questo augurio di “Buon anno 2026” perché prima ho voluto fare un – sia pur breve – bilancio del 2025. Ti risparmio la parte personale e ti riassumo quella generale, che comunque è sotto gli occhi di tutti. All’inizio dell’anno scorso ci siamo augurati l’un l’altro il meglio per noi e per tutti. Speravamo, confortati anche dall’anno giubilare intitolato proprio alla speranza, in un anno in cui sarebbero finite le guerre, sconfitta la fame, risolto il problema dei profughi…
Purtroppo il bilancio a fine anno è davvero deludente. Il numero dei malnutriti è aumentato; le guerre non sono finite, anzi, ne sono iniziate di nuove; i profughi sono sempre di più e sono sempre più disperati e, come era successo negli anni precedenti, i ricchi sono diventati sempre più ricchi, mentre i poveri hanno dovuto accontentarsi delle briciole cadute dai loro tavoli strapieni.
Ha senso allora farsi gli auguri di un buon anno? Certo è bello augurare (= desiderare) che qualcosa di bello o positivo accada a parenti, amici, e che nel mondo ci sia pace e benessere per tutti. Il rischio è che il tutto si esaurisca in uno “speriamo che…”, dimenticando che la speranza (parola spesso abusata, addormentata, ridotta a ottimismo ottuso di fronte alle brutture quotidiane) è in realtà una moneta dotata di due facce: la prima è l’indignazione per le cose terribili che stanno avvenendo nel mondo, l’altra è il coraggio (= agire con il cuore) per cambiarle.
Io sono convinto che il 2026 sarà un “anno buono” nella misura in cui ognuno cercherà di renderlo tale, perché certamente non ce lo doneranno i potenti, i ricchi, i violenti, gli egoisti. Augurare e auguraci un “buon anno” significa allora impegnarsi tutti nella costruzione di un mondo senza odio, senza guerre, senza fame… A partire da me, da te, da noi: solo così gli auguri avranno la possibilità di realizzarsi. Perché solo insieme si può costruire un mondo migliore.
Con questo spirito ti invio un augurio di cuore affinché nel 2026 si realizzino davvero le tue speranze.
Piergiorgio Da Rold