In viaggio a Bissi-Mafou, nel cuore del Ciad: il racconto di Franca, tra scuole e un’educazione improntata alla dignità
“In Africa vi è un’unica certezza: ogni giorno spunta il sole, e il sole è di tutti.
Il resto è regolato dai cicli della natura, dalla resistenza di ogni individuo, dalla fatalità”
“Insieme si può…” in questi giorni è stata in Ciad, con la volontaria Franca e il marito Antonio, che assieme a don Nur El Din Nassar e don Fabrizio Scopa della Diocesi di Novara hanno trascorso tre settimane nel Paese visitando anche le due scuole da noi sostenute.
Sono partiti il 4 gennaio, alla volta della parrocchia di Bissi-Mafou. “Da 40 anni – ci racconta Franca – sentivo parlare del Ciad, perché la diocesi di Novara aveva inviato fin da quei tempi alcuni missionari fidei donum. Con Don Mario Bandera, allora direttore del centro missionario diocesano, sono iniziati i primi approcci al Paese con progetti di sostentamento, educazione e sviluppo. Era perciò giunto il momento di partire per vivere tre settimane con Don Nur El Din Nasser e Don Fabrizio, giunti a Bissi Mafou nel gennaio 2018”.
Dopo il lungo viaggio dalla capitale N’Djamena, Franca e Antonio sono giunti nell’ambiente noto come “brousse” e, avvicinandosi a Bissi Mafou, molti bambini hanno iniziato a correre loro incontro per salutarli: Franca li definisce “una umanità invisibile che si manifesta”.
Per le successive tre settimane hanno raggiunto villaggi remoti, dove si possono trovare piccole comunità, scuole sotto un albero o fatte di canne. “Don Fabrizio e Don Nur hanno una pazienza infinita – prosegue Franca – e dialogano per ore con le persone del villaggio di catechesi, sacramenti, valori dell’onestà, della fedeltà e del rispetto, ma anche progetti di pozzi, scuole e chiese. Nulla si fa se non c’è il desiderio e l’impegno vero da parte della comunità e, se non si rispettano i patti, si sospende il lavoro”.
I villaggi della zona sono molto poveri. Sono diffusi la credenza nella stregoneria e l’alcolismo, oltre al poco rispetto verso i piccoli e le donne, che hanno un ruolo secondario nel contesto rurale ma portano avanti la crescita dei figli, il lavoro nei campi e la cura della casa.
Per questo l’educazione diventa, ancora una volta, indispensabile. In linea con l’approccio che da sempre “Insieme si può…” adotta, tale educazione mira prima di tutto a dare dignità alla persona, responsabilizzarla e renderla autonoma. In particolare, il nostro impegno è nel finanziamento di due scuole: la scuola di Lagon, con 6 classi e 565 alunni, e la scuola di Laomere, con circa 200 alunni.
In mezzo alle numerose difficoltà dei villaggi, tra cui la stagione delle piogge che per circa 4 mesi rende tutto più complesso, l’istruzione è un elemento di riscatto. “Ho visto grandi competenze – prosegue Franca – nella costruzione di scuole, centri sanitari, pozzi, chiese. Alcune scuole accolgono anche 500 studenti e sono migliori di quelle pubbliche, dove gli insegnanti spesso non sono sufficientemente preparati, a volte nemmeno pagati, e si assentano per intere settimane. Attraverso l’insegnamento, invece, Don Nur intuisce quali studenti sono particolarmente dotati e propone borse di studio sostenute dai donatori che, in Italia, hanno a cuore l’istruzione: così si favorisce la specializzazione in ambito sanitario, oppure come insegnanti e sarti”.
“Ho incontrato anche diverse ragazze che studiano nella capitale o in cittadine come Lerè e Pala. Sono ospiti di suore che le accolgono in cambio di qualche piccolo servizio nella casa, ma prima di tutto c’è lo studio. Se si trasferissero da sole in una grande città, infatti, correrebbero troppi rischi”.
Grazie dunque a Franca per il suo racconto, e grazie ai missionari che dedicano la loro vita a sostenere gli altri. “Diversi per carisma e carattere, Don Fabrizio e Don Nur si compensano, si aiutano e si supportano. La vita non è facile – conclude Franca – tra il caldo, la stanchezza, i pochi mezzi e la solitudine, ma ho apprezzato molto il loro impegno nel rispettarsi, confrontarsi e stimarsi.
Don Nur è un accanito studioso di storia, letteratura, antropologia, geografia, mentre Don Fabrizio è molto preciso nella contabilità, un vero e proprio rompicapo perché le rendicontazioni di tanti villaggi non sono mai precise. E poi bisogna seguire i progetti con scrupolosità”.
“Rientro quindi con il cuore che trabocca di ricordi, colori, suoni, odori, con la gioia di aver vissuto momenti intensi nei quali ci sono state confidenze personali, punti di vista, confronti. Non posso che ringraziare don Nur e Don Fabrizio per essere tramiti di un impegno che condivido ma che, per scelte di vita diverse, non ho potuto realizzare. Mi hanno permesso di gustarne un pezzettino e questo è stato il motivo principale di questo viaggio.
Soko, Soko puli, Jam (grazie, grazie tante, pace)”