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al fianco degli ultimi, dei loro diritti negati, della loro dignità violata, dei 30.000 bambini che ogni giorno muoiono a causa dell’estrema povertà.

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Un progetto Le Dolomiti Abbracciano l'Africa

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Il governo eritreo è un regime comunista estremamente oppressivo che limita la libertà di religione, di espressione, di movimento. L’Eritrea è la nazione al mondo con il più alto numero di prigionieri politici e che produce il numero più alto di profughi e di gente che chiede asilo politico (circa 3.000 al mese). I giovani scappano nei paesi vicini per poter vivere in libertà e programmare il proprio futuro. 

 

Centinaia di giovani eritrei sono scomparsi nel Sinai e nel mare Mediterraneo; le vittime della tragedia di Lampedusa, il 3 ottobre scorso, erano per lo più eritree. Secondo le testimonianze raccolte dai soccorritori, tantissime donne e ragazze sono state violentate durante la fuga nel deserto o in mare. Per le Nazioni Unite sono attualmente 78.000 i profughi eritrei in Sudan, 49.000 in Etiopia, 36.000 in Israele.

 

Attualmente l’unico paese dell’Africa Orientale che accoglie con facilità i profughi eritrei è l’Uganda. Secondo l'agenzia ONU dei profughi (UNHCR),  attualmente sono presenti nel Paese circa 15.000 rifugiati anche se per molti di loro l'Uganda è solo un paese di transito in attesa di poter raggiungere il Nord America, l’Europa o l’Australia. Per lo più si tratta di giovani e di famiglie con bambini piccoli che hanno raggiunto la capitale Kampala dopo un viaggio incredibile attraverso l'Etiopia e il Sudan. Molti arrivano in Uganda fisicamente e psicologicamente distrutti, dopo settimane o mesi di viaggio.

 

I loro bisogni variano dal cibo all'alloggio, dalle cure mediche al pagamento delle tasse scolastiche per i figli.  La loro vita non è certo facile e purtroppo molti di loro sono diventati vittime di alcool e droga mentre numerose ragazze sono entrate nel giro della prostituzione con tutto ciò che questo spesso comporta (violenza, AIDS, sfruttamento, concepimenti indesiderati...).

 

Circa 150 profughi hanno trovato assistenza presso la parrocchia di Mbuya, gestita dai missionari comboniani. Si tratte di 15 famiglie, formate per lo più da mamme con i loro bambini (il papà presta il servizio militare obbligatorio o è in prigione o è morto) e di un gruppo di giovani che vivono insieme condividendo cibo e alloggio.

 

Il progetto si prefigge innanzitutto di assistere queste famiglie e questi giovani attraverso la fornitura di cibo, medicinali e il pagamento dell'affitto delle casette dove vivono. In un secondo tempo è previsto l'avvio di progetti di microcredito che permettano loro di raggiungere una autonomia economica. Padre Sabat Ayele, missionario comboniano, eritreo, ha chiesto a ISP un aiuto di 5.000 euro per questi 150 profughi.

 

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Scarica la scheda del progetto

 

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