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Franca e Antonio, volontari storici di "Insieme si può...", ci hanno regalato le loro impressioni di ritorno dall'Uganda. Le lasciamo a voi ringraziandoli di cuore per il loro rinnovato impegno.L'Uganda è la nazione africana verso la quale il gruppo "Insieme si può..." ha concentrato in questi 28 anni di attività le maggiori risorse...
a favore della popolazione colpita da sanguinose repressioni da parte delle dittature che si sono succedute ( Amin, Obote, Okello, Museveni) e anche da eventi climatici (carestie, siccità, alluvioni che non hanno mai risparmiato questo stupendo territorio).
La presenza di tanti fiumi, del lago Vittoria grande quasi come il nord Italia, di un clima favorevole (siamo sulla linea dell'equatore), di stupendi parchi naturali come la montagna dei gorilla esemplari in via di estinzione (solo 700 al mondo sparsi tra Uganda, Congo e Rwanda), ha fatto si che negli anni settanta fosse definita "la perla dell'Africa". Poi i disastri delle guerre hanno distrutto tutto.
La descrizione di un viaggio è sempre un'esperienza fortemente intima che faccio fatica a trasmettere perché tutto potrebbe sembrare banale o scontato. Però quando stringi il corpicino di Cristine, sette mesi, malata di Aids, nell'orfanatrofio delle Suore di Madre Teresa di Calcutta a Moroto in Karamoja, e pensi che forse sarai l'ultima persona ad averla presa in braccio non può essere banalità e non ti puoi neppure abituare anche se poco dopo darai la mano, l'unica mano che possiede a George, dato che il suo corpo è saltato su una mina privandolo completamente di gambe e braccio.
Oppure Peter ragazzo spastico che ha grande destrezza ad usare i piedi contorti dalla malattia per i suoi piccoli e faticosissimi lavoretti di ricamo, è felice di vederci e ci fa dono di quanto è riuscito a produrre. Penso alla fatica del vivere delle mamma e dei bambini dello slum di Kampala, bellissima città come Roma su sette colli, ma esageratamente inquinata e degradata.
A pochissimi metri dalla nostra sede, sorge una baraccopoli costruita sull'immondizia e che non si riesce nemmeno a scorgere dalla strada, eppure in quell'inferno vivono 22.000 persone. Insieme si può proprio lì ha costruito una scuola, e anche la sede è lì perché la gente possa riconoscere che siamo vicini di casa anche fisicamente.
Non posso dimenticare i 3000 soldati mutilati, incontrati nella enorme caserma di Mubende nel sud del paese, tutti giovani, molti ciechi per le bombe, altri privi di arti. Lo stato ha permesso loro di vivere con le famiglie in questo posto che è diventato un villaggio dove insieme alle loro spose coltivano ortaggi e cereali, hanno una fattoria, una falegnameria e un'officina dove fabbricano loro stessi le protesi.
Come trattenere le lacrime nell'abbraccio con Patric un ragazzo di 25 anni, sanissimo fino a 17, atleta, poi la terribile malattia, una forma di distrofia che ha distrutto il suo corpo rendendolo come un ramo contorto, non può neppure stare seduto. Tutta la sua famiglia è stata violentata dai ribelli che gli hanno distrutto la capanna. Per lui, per Harriet, David, Dorine, Maikol e tanti altri bambini vittime delle violenze dei ribelli sono state costruite delle casette in muratura con la corrente e l'acqua perché possano ricevere un minimo di cure igieniche e sanitarie.
Poi tutte le donne che ho incontrato che ammiro tantissimo per la dedizione alla famiglia, per la speranza che serbano ancora nel cuore, per l'inventiva nell'organizzarsi il lavoro anche quando consiste nello spaccare le pietre per 10-12 ore al giorno guadagnando l'equivalente di un euro, portando con loro sulla schiena e per mano i figli più piccoli. Oltre 500 di queste donne in due tre anni ha potuto abbandonare la cava perché si è dato loro la possibilità attraverso il microcredito di finanziare una piccola attività imprenditoriale ( fabbricazione di collane di carta, allevamento di galline e maiali, sartoria, parrucchiere, coltivazioni di ortaggi e cereali, ecc). Queste donne quasi tutte malate di aids e vergognose di esporsi, hanno ritrovato dignità e forza. Anche la loro salute va migliorando perché sono seguite nella terapia anti retrovirale e se non hanno la forza fisica di un tempo, sono comunque meno esposte ad infezioni e malattie opportunistiche e possono nel gruppo di lavoro far emergere la loro fantasia e creatività. Una buona parte dei finanziamenti per il microcredito proviene dalla vendita stessa nei nostri mercatini delle loro collane che sono molto apprezzate e dai proventi della vendita del libro "Sopra il tavolo della cucina, donne che intrecciano storie" ideato con gli amici dell'associazione "Terra di confine" di Lesa.
Poi penso a tutte le scuole, al bene, che tante famiglie italiane attraverso il sostegno a distanza elargiscono a 3000 bambini che saranno istruiti, avranno un pasto e a volte anche un luogo dove dormire quando la scuola è lontana dai villaggi perchè soprattutto per le bambine, lo spostamento è pericoloso a causa di agguati e violenze.
Ho ancora nelle orecchie i canti dei bambini dell'orfanatrofio di Gulu, dove fratel Elio, un comboniano con un cuore enorme ospita centinaia di bambini, alcuni sono disabili gravi, per chi è colpito solo fisicamente, Insieme si può paga le rette per le scuole superiori. Poi c'è il Lacor Hospital, costruito negli anni sessanta dai coniugi Corti di Milano che rappresenta un fiore all'occhiello con i suoi 420 posti letto, solo qualche anno fa ne accoglieva anche 6000. Questo ospedale è un modello di efficienza nella lotta anche alla malnutrizione, nella cura di patologie oncologiche e nella riabilitazione.
Ci sono poi persone come Nicolas che collabora da molti anni con la nostra associazione che ha inventato decine di attività per i più poveri dell'Uganda, ma l'ha fatto con grande intelligenza e lungimiranza. Anche la sua casa accogliente e il suo sorriso rispecchiano una bontà d'animo non comune.
I volontari come Davide, Alessandro, Albino vivono da diversi anni in Uganda. Sono dislocati nella sede di Kampala e in quella di Moroto in Karamoja nella zona più arida ed esposta a calamità. Sono figure splendide, ognuno con dei talenti grandi che fanno fruttare insieme alla gente del posto in una intesa non sempre all'unisono e comunque rispettosa di culture e pensieri diversi.
Il vescovo di Moroto Mons. Henry Ssentongo nel ringrazirci con un invito a pranzo, ci ha detto che ogni volta che gira nella sua diocesi ogni angolo gli ricorda la nostra associazione per la presenza di scuole, pozzi, pannelli solari, dispensari, tank per la raccolta dell'acqua, granai, ed ora un grande progetto di agro-forestazione.
Ecco questo è lo spirito di "Insieme si può..." associazione che non è molto conosciuta, che non appare in televisione o su tanti giornali ma che secondo me ha scelto fin dall'inizio la concezione vera degli aiuti, nella concretezza, considerando molto bene quelle che sono le emergenze e quello che deve diventare promozione e autonomia. Si prova molta emozione quando, in giro per Kampala, a volte si avvicinano e chiamano per nome Piergiorgio (fondatore ed instancabile coordinatore dei gruppi insieme si può...), ragazzi, ormai adulti, che si ricordano di essere stati aiutati dall'associazione, e di avere utilizzato al meglio quel poco che è stato loro dato soprattutto nella possibilità di frequentare la scuola che è il veicolo indispensabile per lo sviluppo umano personale ma anche della nazione.
C'è poi tutto il lavoro che viene svolto in sede a Belluno, ad entrare in quell'ufficio si ha subito l'idea della grande efficienza ma anche della calorosa cordialità con la quale sempre si è accolti. Nonostante alcuni siano lavori di routine, come la contabilità, i bilanci, ecc. c'è sempre grande spazio all'informazione e alla formazione. Si calcolano circa 250 interventi all'anno nelle scuole, nelle parrocchie, nei gruppi. C'è poi la grande fantasia nell'inventare iniziative che di mese in mese vengono proposte è anche grazie a loro se in Uganda poi si riesce ad essere incisivi e concreti.
Allora certo la mia presenza lì è stata poco più che inutile perché ho solo guardato, ascoltato, pensato. Poi sono ritornata alle mie comodità, alla mia vita facile di sempre e loro sono rimasti lì. Ma questi viaggi hanno il potere di continuare a devastarti la mente e lo fanno in maniera dolce ma insistente al punto che ogni pensiero rivolto a loro corrisponde ad un'azione che va nella loro direzione.
Allora anche la mia vita di tutti i giorni assume connotazioni diverse. Non posso più permettermi di sprecare cibo, ho davanti agli occhi le file sterminate di bimbi tutti belli schierati in silenzio che attendono la scodella di riso a scuola. Non posso più permettermi di sprecare l'acqua perché un bimbo di 6-7 anni va al pozzo a prenderla percorrendo a piedi 7-8 km. Non posso neppure sprecare il mio tempo perché devo impegnarlo affinché le persone che mi stanno attorno conoscano queste realtà ed insieme possiamo affrontare altre scommesse di vita.
Non posso neppure addormentarmi senza rivederli ad uno ad uno anche solo per pochi secondi perché è quello che ho chiesto a Dio..... fa che io con tutti i miei limiti, con la mia poca intelligenza, con le poche cose che so fare non li dimetichi mai.
Franca e Antonio,
volontari di "Insieme si può..." |