In Karamoja (Uganda) ha preso il via il progetto di "Insieme si può..." per immagazzinare 100 tonnellate di cibo. Distribuiti nel corso dell'anno viveri per € 150.000. Sono per lo più donne e bambini. Per arrivare alle 8 del mattino si sono alzati presto, ma questa è una cosa comune in Africa...
La giornata inizia non appena le prime luci dell'alba disegnano il contorno del grande monte Moroto. Mediamente hanno percorso 5 chilometri, ma per alcuni il cammino è stato anche doppio. Aspettano pazienti che il cancello si apra per poi entrare diligentemente, uno dopo l'altro, nel recinto dove c'è la "grande casa". Abituati alle loro capanne di fango e paglia, nelle quali si entra a carponi, certo deve far loro una strana impressione quella costruzione così alta, così grande, senza finestre se non una piccola apertura in basso che il muzungo (bianco) ha provveduto a chiudere e sigillare. Ma nonostante la diffidenza per le cose nuove, la gente sta arrivando ogni giorno più numerosa a consegnare parte del proprio raccolto di sorgo. In fondo qui pagano meglio dei commercianti indiani che in questa stagione arrivano da Mbale e Soroti con i loro camions per fare incetta del raccolto. La gente, stremata da tre anni di carestia, finalmente ha la possibilità di vendere almeno una parte del mais e del sorgo coltivati con tanta fatica. I soldi guadagnati serviranno per acquistare una nuova pentola, un catino, una coperta o per pagare la scuola ai figli.
E' il turno di Nalem, una giovane donna che porta in testa un sacco bianco pieno di sorgo. L'incaricato lo ispeziona accuratamente versandolo su un telo disteso nel cortile. Sembra tutto ok ma la vera prova del nove consiste nella misurazione dell'umidità, che viene effettuata inserendo alcuni chicci in uno strumento che dirà se il sorgo è stato essiccato bene. Il responso è positivo e si passa alla pesatura. Mentre l'addetto provvede a sollevare il secchio fin sul tetto del silos dove un altro impiegato di "Insieme si può..." lo getta in una delle 8 celle in cui è suddiviso la grande costruzione in cemento armato, che può contenere oltre 100 tonnellate di granaglie e fagioli, la donna si reca nel piccolo ufficio annesso al silos dove Alessandro, principale artefice della realizzazione e gestione di questo progetto, gli consegna quanto pattuito. La donna è contenta. Se ne va con 10.000 shellini ugandesi, un piccolo tesoro qui nell'estremo nord dell'Uganda.
Anche Alessandro è contento. Il progetto, avviato due anni fa grazie ai contributi della Fondazione Umano Progresso di Milano e di "Insieme si può..." , sta finalmente entrando nella sua fase operativa. La devastante carestia dello scorso anno aveva azzerato, ancora una volta, i già magri raccolti rendendo impensabile qualsiasi forma di immagazzinamento. Tutto era stato consumato in breve tempo e poi erano stati lunghi mesi di fame, aggravati, a luglio ed agosto, da una gravissima e diffusa epidemia di colera. Quest'anno le cose sono andate meglio e tra la gente sta rinascendo la speranza. In pochi giorni un'intera cella è stata riempita. Si tratta di oltre 10 tonnellate di sorgo. Un'altra cella ospiterà altrettanto mais, frutto anch'esso del raccolto che inizierà nei prossimi giorni. Per quest'anno è già un grande risultato. Le altre celle verranno riempite con mais e fagioli acquistati fuori del Karamoja e serviranno ad alimentare il costante e vitale flusso di aiuti destinati al dispensario medico di Kanawat, all'ospedale missionario di Matany, alle suore di Madre Teresa, che ospitano centinaia di bambini orfani o abbandonati. Nel corso del 2010 tale aiuto si è concretizzato nell'acquisto e nella distribuzione di mais, olio, zucchero, latte in polvere, per un importo che ha superato i 150.000 euro. Nella sempre più scandalosa latitanza delle grandi organizzazioni internazionali (FAO, UNICEF....) la presenza di "Insieme si può..." nel martoriato Karamoja è un piccolo ma significativo segno di speranza. Una speranza che si concretizza nel sorriso di Nalem mentre lascia il silos per far ritorno alla sua capanna, non prima di aver raccolto lungo la strada un po' di legna per cucinare il cibo, finalmente quotidiano.
Piergiorgio Da Rold











