Madagascar, giugno 2010
I lavori per la realizzazione della "Strada della Speranza" sono iniziati nel 2007. Il percorso era stato studiato e tracciato da due ingegneri venuti appositamente dall'Italia. Abbiamo ricevuto l'aiuto della CEI nel 2009. Allora pensavo di essere già oltre metà del percorso. Questo poi è risultato più lungo del previsto: non 70 km, ma 88.
È tutto un susseguirsi di salite e discese tra montagne, rocce, paludi e foreste che, all'inizio dei nostri lavori, erano frequentate quasi abitualmente da banditi (ladri di bestiame) che incontravamo anche noi.
adesso non si vedono più: alcuni sono diventati lavoratori della strada e mentre prima la gente aveva paura a passare in quella zona, oggi la strada è frequentata da molta gente a piedi, in moto o macchina fuori strada.
Prevedevo che sarebbe stato difficile portare gli operai nelle zone disabitate, piovose e fredde dove passa la strada. Invece abbiamo sempre avuto una massa di persone che ci seguiva in cerca di lavoro. Si portavano un po' di riso o di manioca, cercando poi sul posto delle cavallette, un'anguilla ... da mangiare assieme. Di notte accendevano i fuochi per scaldarsi, quando pioveva si riparavano nelle caverne o sotto le foglie degli alberi della foresta e sopportavano ... per riprendere il lavoro quando tornava il sole.
Vedendo questi uomini così numerosi, sempre alla ricerca di lavoro per avere un piccolo guadagno, mi sono convinto fin dall'inizio a non cercare mezzi meccanici costosi, ma a impiegare il denaro ricevuto per pagare gli operai. Perciò tutto il lavoro è stato fatto a mano. Ringrazio il Signore perché non ci sono stati incidenti gravi: alcuni si sono feriti lavorando, soprattutto gli spacca pietre, altri ammalati di febbre o di malaria sono stati trasportai a casa dai compagni di lavoro; uno è stato preso da un coccodrillo, ma è riuscito a liberarsi.
Lungo la strada Iakora – Begogo, abbiamo iniziato delle diramazioni per raggiungere diversi villaggi:
1. In direzione del villaggio di Ambalaziva, dove c'è una scuola cattolica e tutto un seguito di villaggi che costeggiano il fiume Ionaivo;
2. Un'altra che porta ad Andamaka. La pista che va in direzione di questo villaggio si collega con l'antica strada che andava nel distretto di Betroka;3. Parecchi altri villaggi in futuro potranno essere collegati con la nostra strada: Ananarena Bekofaka, Manitsy, Tanandava, Fenoarivo ... Continuando poi oltre Begogo si può raggiungere Ranotsara Sud e il distretto di Midongy nella diocesi di Farafangana.
Attualmente la strada passa già nei villaggi di Andongy, Morafeno e Ambatomena. La gente del posto ci chiede scuole e catechisti per imparare a pregare. Nel villaggio principale Begogo – Ampihamy, c'è una chiesetta e un gruppo di cristiani. Tra questi ho trovato 5 catechisti volontari che vanno nei villaggi dei dintorni, per cui esistono già dei piccoli nuclei di persone che pregano e sono in attesa di essere istruiti nella Fede.
Le Autorità non hanno dato aiuto finanziario, però hanno gradito il lavoro e facilitato ogni richiesta: hanno accettato il progetto studiato da noi, il permesso di impiegare la dinamite etc.
Alla popolazione dei villaggi che beneficiano della strada, richiedo che una piccola parte del tragitto sia fatta da loro gratuitamente. Lungo il percorso è prevedibile un aumento della popolazione e dei villaggi; la zona è particolarmente adatta all'agricoltura e all'allevamento.
Quest'opera non sarebbe stata fatta senza l'aiuto dei signori: Andrea Agosta e Jaqueline, Albero Orsucci, Rosalba Palumbo: sono loro che hanno dato il nome "Strada della Speranza" e poi hanno trovato gli ingegneri Ferdinando Milesi, Mario Giovanelli e Mila Orsucci designer, che hanno fatto il progetto e poi tutti loro assieme lo hanno sostenuto sia finanziariamente, sia attraverso la documentazione fotografica con costanza, durante tutto il tempo della sua realizzazione. Tante altre persone hanno collaborato: ringrazio tutti, in particolare il sig. Emmanuel Pousse di "Institutions et dèveloppement di Parigi, l'associazione "Insieme si può..." Onlus-Ong e soprattutto la CEI (Conferenza Episcopale Italiana).
Ora questa strada si può considerare finita perché arriva a destinazione, ma rimane ancora del lavoro:
1. Migliorare parecchie salite troppo ripide;
2. Ci sono alcuni punti della strada in terreno franoso da fortificare;
3. Un ponte di una cinquantina di metri da rifare in modo che resista alle piene e ai cicloni e anche una decina di ponticelli da irrobustire;
Perciò rimane ancora molto da fare.
Un grande "grazie" a chi ha aiutato finora e chi aiuterà ancora.
P. Floriano Strappazzon











