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Ma già oggi ci sono risorse sufficienti per tutti
di Piergiorgio Da Rold

 

Voci preoccupate ignorano (volutamente?) che già oggi ci sono risorse sufficienti per tutti. Secondo gli studiosi, il 31 ottobre scorso l'umanità ha raggiunto e superato la soglia dei 7 miliardi di abitanti. Diciamo subito che si tratta di una pura supposizione basata su modelli matematici e statistici che già in passato si sono poi dimostrati errati. In realtà nessuno sa veramente quanti siamo. E come potremmo visto che in molti paesi del Sud del Mondo non è mai stato fatto un censimento serio della popolazione e sono numerosissimi i bambini

 

sette miliardiche al momento della nascita non vengono iscritti all'anagrafe? E chi può tenere la contabilità delle vittime delle guerre che ogni anno si susseguono nel pianeta?

 

Moltissimi commentatori, però, hanno espresso grande preoccupazione per la crescita, a dir loro incontrollabile, della popolazione mondiale prefigurando, in un imminente futuro, scenari apocalittici dovuti a carenza di cibo, di acqua, di risorse energetiche. "Siamo in troppi!" è stato l'allarme lanciato da tutti.

 

Nessuno invece ha detto che di questi 7 miliardi, 1 miliardo usa, consuma e spreca da solo l'86% delle risorse.

 

Nessuno ha riportato i dati della FAO, secondo la quale l'attuale produzione di cibo sarebbe sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone.

 

sette miliardiNessuno ha denunciato le speculazioni economiche davvero criminali operate dalle grandi multinazionali del settore agro-alimentare che ovunque hanno portato ad un aumento, spesso insostenibile, del prezzo del cibo. Il numero di persone che oggi può permettersi a stento di acquistare un pugno di mais o di riso ha superato il miliardo.

 

Nessuno ha sottolineato la scandalosa quantità di cibo che viene sprecata nei campi, nei supermercati, nei ristoranti e nelle mense, nelle nostre case.

 

Nessuno ha rilevato come quantità sempre maggiori di cereali vengano utilizzate per l'alimentazione di ovini e bovini, per produrre biocarburante per le nostre automobili, per alimentare le stufe nelle nostre case.

 

Paradossalmente quindi la causa della povertà, della fame, della morte di milioni di persone non è dovuta al numero di bocche da sfamare ma al fatto che 1 su 7 di queste bocche è insaziabile.

 

Benvenuto quindi settemiliardesimo abitante della terra, non sei certo tu la minaccia! A mettere in pericolo la sopravvivenza dell'umanità è piuttosto l'egoismo, l'indifferenza, l'ingordigia e in definitiva la stupidità di pochi.

Saad è un menhir nero di due metri, un colosso in tuta mimetica con pale al posto delle mani e lune al posto degli occhi. Saad è un tenente colonnello dell'esercito ugandese della missione di peacekeeping AMISON, approvata dalle Nazioni Unite, e marito di una dipendente di ISP in Uganda. È stato lui un giorno a bussare alla porta dell’associazione per avvertirla della strage in atto. La prima mano tesa è stata la sua, di Saad, che ha chiesto ai suoi soldati di dividere le loro razioni con la popolazione. E così è stato.

“Insieme si può...”, poi, ha deciso di intervenire. Servono 65 mila euro per mille famiglie! Non ci sono? Avanti lo stesso, poi si vedrà. Il tenente colonnello Saad ha quindi contattato il mercante somalo che fornisce il vettovagliamento all’esercito ugandese per pattuire i costi. Lui accetta e regala il trasporto: “questo è il mio aiuto”. Con 20 tonnellate di riso, 3.5 mila litri d’olio, una tonnellata di sale, 3.5 di zucchero e 3.5 di fagioli si parte per Mogadiscio. Il capo delle milizie locali chiede di potersi occupare della distribuzione, ma Saad, avvertendo il rischio saccheggio, dice di no: “facciamo noi, grazie”, e rinunciando a distribuire il cibo nel campo base ONU, inizia una distribuzione locale, in viaggio, portando il cibo direttamente nei campi profughi. Ocha, agenzia dell’ONU, cerca di appropriarsi del cibo, per prendersi il merito della prima distribuzione, ma ancora una volta arriva un “no” deciso di Saad. Facciamo noi, grazie.

Poi, da qualche migliaio di chilometri, è arrivata la mano di padre Giuliano, missionario bellunese in Brasile. Lui un aiuto lo ha chiesto alla sua gente, ai suoi poveri di San Paolo. E i poveri, per i poverissimi, in due settimane hanno raccolto 5 mila euro. Cento, duecento, mille, settemila.

Eccole le bocche riempite da Saad, padre Giuliano e “Insieme si può...”. Ne restano 11 milioni novecento novantatre mila.

 
 

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