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Editoriale per la Radio Svizzera
di Alessandro De Bon
Solidarietà un corno. Kenia, Etiopia, Somalia, Gibuti. Quattro paesi, un Corno. Quello d'Africa. Uno sperone di terra conficcato sullo stomaco del mondo. Già, ma quale mondo? Quale dei due? Quello che fa schifo o quello che sta da schifo? Kenia, Etiopia, Somalia, Gibuti. Il Corno d'Africa. Uno sperone di terra in cui la siccità di questi mesi sta condannando alla morte più bastarda che esista 11 milioni di persone. La fame li sta mangiando. Ossimoro o paradosso che sia, è così.
Per l'Onu è la più grave carestia degli ultimi 60 anni; servono 133 milioni di dollari. 133 milioni di dollari per salvare 11 milioni di uomini.
A Daab, Kenya del Nord, esiste un campo di rifugiati in cui ogni giorno arrivano dopo settimane di cammino sul red carpet africano 2 mila dead men walking. Se arrivano sperano, se non arrivano passano a miglior vita. Sì, migliore, indubbiamente.
800 bambini al giorno, 400 mila scheletri vestiti di pelle in tutto. Questo è il mondo che sta da schifo. Poi c'è quello che fa schifo. Già, un altro mondo. Perché la fame, l'Africa, il morire di stenti, a quanto pare non è più un problema del mondo. La carestia del corno d'Africa di oggi è un problema del mondo povero, del mondo che tutti i giorni muore di fame, oggi muore soltanto un po' di più.
I problemi dell'altro mondo sono altri. Sono il default, i bilanci, la borsa, la speculazione impazzita. E il bello è che sono realmente riusciti a farci credere che siano problemi veri, reali. Impellenti e vitali. Tanto da farci parlare, in questi due minuti, della carestia nel Corno d'Africa come di una notizia.
Una news. Già, una news che ogni giorno, da anni, carestia o non carestia, accoppa 30 mila bambini nel mondo. Quello che sta da schifo. Una news che conta una fila allo sportello "sopravvivenza" lunga 970 milioni di persone.
Considerati 80 cm per persona, fanno 18 volte l'equatore. Una fila che marcia lenta, cammina stanca. Qualcuno che cammina al loro fianco, in silenzio, pronta a prenderli in braccio se inciampano, c'è. Che poi sia la morte, poco importa.
Almeno possiamo dire che qualcuno si prende cura di loro.
Ascolta l'editoriale realizzato per il programma "Baobab" per la Rete Tre della RSI - Radio Svizzera Italiana
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