Ma a chi interessa?
di Piergiorgio Da Rold
L'Africa è ritornata prepotentemente su tutte le prime pagine dei giornali. Le piccole (e meschine) discussioni politiche che avevano per oggetto casi di corruzione, parlamentari voltagabbana,"bunga bunga" hanno lasciato, almeno per un po', il campo a temi molto più importanti. Persino l'ossessivo e morboso interesse verso i purtroppo numerosi casi di uccisioni di adolescenti sono passati in secondo piano
sostituiti dai tragici eventi che hanno infiammato e insanguinato tutti i paesi del nord Africa. Eppure in questo coro di voci diverse continua a esserci una nota stonata.
Nelle dichiarazioni dei politici, negli articoli dei giornalisti, nelle analisi degli economisti e degli imprenditori è prevalso per lo più un punto di vista che non sa andare oltre il nostro interesse nazionale e personale. L'Africa fa notizia oggi, così come in passato, solo perché quanto sta accadendo in Tunisia, Egitto, Libia... minaccia il nostro tenore di vita, provoca un aumento del petrolio, mette a rischio i lucrosi affari delle nostre imprese in quei paesi. Senza contare l'allarme (l'ossessione quasi) per una possibile marea di profughi che potrebbe riversarsi sulle nostre coste nelle prossime settimane.
Al di là di scontate dichiarazioni di circostanza del tipo: "siamo seriamente preoccupati per quanto sta avvenendo", poco o nulla è stato fatto per soccorrere popoli che si stanno ribellando per ottenere certamente la libertà, ma anche un pezzo di pane. Perché, ricordiamolo, a fronte della ricchezza faraonica di pochi governanti (il patrimonio personale di Mubarak è stato valutato 50 miliardi di euro, quello di Gheddafi 30!) buona parte della popolazione di quei paesi vive con meno di 2 euro al giorno!
Forse sarebbe bene che qualcuno lo spiegasse al nostro Ministro degli esteri Frattini che, dopo aver azzerato gli aiuti ai paesi poveri, ha tranquillamente affermato che la Cooperazione Italiana può essere fatta in modo più efficace dall'Eni e da Finmeccanica piuttosto che dalle ONG. Certamente avrebbero qualcosa da ridire su ciò (ammesso che ne abbiano mai la possibilità) coloro che in Nigeria vivono sul delta del fiume Niger, devastato dalle estrazioni di petrolio o i morti (ormai senza parola) di questi giorni in Libia, uccisi dalle armi italiane (205 milioni di euro il fatturato delle nostre imprese belliche nel biennio 2008-2009).
Purtroppo a questa classe politica così miope da non saper guardare non dico ai prossimi decenni (se non per fare promesse di sviluppo, vedi gli "8 obiettivi del millennio", che poi non sa o non vuole mantenere) ma neppure all'oggi, sembra non importare nulla della vita di intere popolazioni, della sopravvivenza di milioni di bambini, del futuro dei giovani, della salvaguardia del mondo. Al primo posto dei loro interessi, più che il bene comune sembra ci sia la conservazione del proprio posto e dei propri privilegi, così come del tenore di vita raggiunto. Costi (agli altri) quello che costi.
E così in Congo tre milioni di persone sono morte e decine continuano a morire ogni giorno, nell'indifferenza generale, per accaparrarsi a basso prezzo il coltan, minerale indispensabili per fabbricare i telefonini. In Madagascar, porto franco per molte ditte anche venete che vi hanno aperto fabbriche di abbigliamento e altro, il 70% della popolazione vive sotto il livello della povertà e cioè con molto meno di quei 300 euro che costituiscono il reddito medio annuo della popolazione malgascia.
Dalla missione di Marovoay, Maurizio Crespi, operatore di "Insieme si può...", ci invia ogni giorno nuove e impressionanti schede di bambini malnutriti che vengono assistiti grazie a un progetto avviato lo scorso settembre. Con 1 euro al giorno è possibile salvare la vita di un bambino restituendo anche fiducia e speranza alla sua mamma.
Dal Karamoja (Nord Uganda), i nostri operatori ci fanno sapere con soddisfazione che, con pochi soldi ben spesi in sementi, zappe, aratri, pozzi d'acqua, corsi di formazione per contadini, lo scorso anno hanno contribuito efficacemente a sconfiggere la fame nella regione. Ma ai grandi di questo mondo ciò sembra davvero interessare poco. Così, per un bambino che ce la fa in Madagascar, grazie all'impegno di Maurizio e alla generosità di tanta gente, altri 30.000 ogni giorno "si fermano sulla strada del benessere (di pochi) e della miseria (di troppi)".
E noi? Da che parte stiamo noi che abbiamo avuto la fortuna di "nascere dalla parte giusta" del Mondo? Sicuramente, per non ritrovarci dalla parte sbagliata (quella di Gheddafi, ma anche di un Occidente ricco e sprecone che lo ha armato, arricchito e onorato al punto da baciargli addirittura le mani!) sarà utile e doveroso "preoccuparci seriamente" della sorte di due miliardi di persone che domani dovranno (soprav) vivere con meno di 1 euro.
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