Cosè il SAD
Di fronte al dramma dell’”infanzia negata” cosa si può fare?
Ovunque nel mondo la condizione dell’infanzia sta diventando sempre più preoccupante.
• Ogni giorno sono ben 30.000 i bambini che muoiono di fame o di malattie dovute alla malnutrizione.
• Sono in aumento i bambini analfabeti e si allarga la piaga terribile dello sfruttamento sessuale di bambine e bambini, del loro impiego in lavori pericolosi e stancanti, del loro coinvolgimento in operazioni di guerra.
• 25.000 ragazzi e ragazze d’età compresa tra 6 e 16 anni sono stati rapiti nei villaggi del Nord Uganda e arruolati a forza nelle file della guerriglia.
• Milioni sono i “ragazzi della strada”, che cercano di sopravvivere nei marciapiedi di Rio, Nairobi, Manila…
• Migliaia sono i ragazzi rinchiusi in carceri o riformatori in condizioni veramente terribili e con la concreta possibilità di diventare domani dei veri delinquenti.Il ”Sostegno a distanza” è un modo molto semplice e concreto per cercare di dare una risposta a quella che possiamo definire “infanzia negata”.
Cos’è il “Sostegno a distanza” (SaD)?
È un gesto di solidarietà concreta nei confronti dei bambini che vivono nelle situazioni più svantaggiate al fine di sostenere il loro sviluppo umano nel paese nel quale vivono senza, quindi, essere allontanati dalla loro famiglia, tolti dalla loro terra, privati della loro cultura. È dare un’opportunità per un futuro migliore affinché essi possano diventare artefici della loro vita ed essere una risorsa preziosa per lo sviluppo della loro comunità.Non è soltanto offrire un aiuto economico diretto a soddisfare un bisogno alimentare, sanitario, sociale o educativo, ma è un impegno, un atto responsabile e consapevole che diventa anche strumento di conoscenza di popoli e tradizioni differenti dalle nostre in cui proprio questa diversità acquista valore. Il sostegno a distanza diventa così strumento di cooperazione internazionale e di riequilibrio delle ingiustizie sociali.All’espressione “adozione a distanza”, ancora diffusa nell’opinione pubblica, si preferisce il termine “sostegno a distanza” per evitare la confusione con l’adozione internazionale che è un istituto giuridico regolato da precise norme e anche perché negli ultimi anni si sono sviluppate diverse forme di sostegno a distanza dirette a bambini, famiglie, gruppi, comunità. La nostra Associazione propone il “sostegno a distanza” nei confronti di un bambino. Abbiamo iniziato con i bambini ugandesi rimasti orfani a causa della guerra e dell’Aids per allargare poi il nostro orizzonte ad altri paesi e a diverse situazioni di bisogno.Oggi il nostro aiuto arriva in ben 42 comunità di 14 Paesi diversi e a più di 3.000 ragazzi e ragazze di Uganda, Brasile, Filippine, Madagascar, Colombia, Zambia, Argentina, Uruguay, Angola, Ecuador, Kenya, India, Tailandia, Senegal, possono oggi sperare in un futuro migliore.L’individuazione delle situazioni più difficili è operata dai nostri responsabili di progetto, sulla base della conoscenza diretta della realtà personale e familiare dei bambini. Conoscere e seguire, anno dopo anno, la storia e le vicende della loro vita, offrirà ai sostenitori la possibilità di comprendere a fondo quali siano le concrete condizioni di vita non solo di questi piccoli, ma anche delle comunità che essi rappresentano e che beneficiano di questo aiuto. 
Per quanto tempo dura il sostegno?
L’efficacia dell’iniziativa è data anche dal fatto che l’aiuto è stabile e continuativo, per questo chiediamo ai sostenitori un impegno che sia almeno di tre anni.Nel caso in cui ci si trovi nella condizione di non poter più proseguire il sostegno è necessario darne sempre comunicazione al nostro ufficio, per avere così la possibilità di trovare un nuovo sostenitore che continui a supportare il bambino. Non c’è un limite massimo di tempo: è la conclusione di un percorso e la possibilità che il bambino ormai cresciuto possa essere autonomo a determinare la decisione di sospendere il sostegno nei suoi confronti.In alternativa, offriamo in ogni caso la possibilità di aiutare un bambino handicappato che ha bisogno di un intervento chirurgico, di una protesi o di una carrozzella. In questo caso l’impegno richiesto è di un solo anno.
Cosa si riceve al momento dell’adesione all’iniziativa? E in seguito?
Al momento dell’adesione si riceve una scheda anagrafica del bambino con una sua foto e alcune brevi informazioni sulla sua storia personale e sull’ambiente dove vive. Una volta l’anno c’impegniamo a far pervenire qualche sua notizia personale (una foto recente oppure una letterina o un disegno). Si chiede in ogni caso comprensione perché non sempre è possibile essere puntuali. Sovente c’è il problema della lingua o la difficoltà a realizzare e sviluppare le foto.Capita anche che quando si invia l’aggiornamento annuale o una lettera del bambino, il suo nome cambi rispetto a quello riportato nella scheda iniziale.Il problema è che spesso nei paesi dove operiamo non esiste un ufficio anagrafico quindi i nomi, soprattutto nelle aree più povere, sono un’espressione verbale che, quando è tradotta sulla carta, può prendere una forma di volta in volta diversa, a seconda di chi scrive.Inoltre nel corso degli anni, il bambino stesso, o il clan, può decidere di prendere o di dare altri nomi. Quindi Ronald, può diventare Lonard o Ronnie o Ron.In alcuni casi i bambini hanno solo il nome poiché non è come da noi che il cognome è trasmesso dal padre al figlio ma è frutto di pura fantasia. In Uganda, per esempio, può capitare che due gemelli abbiano due cognomi diversi. Succede anche che dei bambini che sono definiti orfani nella nostra scheda scrivano poi in una lettera parlando della “madre” o del “padre”. Il fatto è facilmente comprensibile all’interno del costume africano. Nella “famiglia estesa” o “clan” è normale che un bambino chiami padre o madre qualsiasi fratello o sorella del padre e della madre biologici e ancora oggi in alcune tribù africane, quando una donna rimane vedova, è presa in moglie da uno dei fratelli del defunto. Questo fenomeno, che per noi è una forzatura, per loro è una forma di solidarietà di fronte ad un bisogno.
Il bambino può essere sostituito?
Se non ci sono motivi particolari il bambino assegnato rimane fisso per tutto il tempo che si aderisce all’iniziativa.Ci sono però alcuni casi in cui si rende necessaria la sua sostituzione. Per esempio:
• Quando l’alunno termina la scuola dell’obbligo e decide di inserirsi nel mondo del lavoro.
• Quando la famiglia, per cercare una sorte migliore, si trasferisce in altra città o in altra regione (evento questo abbastanza frequente soprattutto in Brasile e nelle Filippine) e si perdono i contatti.
• Quando i genitori, non avendo capito l’importanza dell’istruzione (che ai loro occhi non rende nulla economicamente), tolgono il figlio o la figlia dalla scuola per portarli nei campi o per inviarli al lavoro, impedendogli così di completare almeno la scuola elementare.
• Quando la famiglia migliora la propria situazione e non ha più bisogno d’aiuto dall’esterno.Qualora si avverasse una di queste condizioni avvertiamo il sostenitore e allo stesso tempo gli proponiamo di aiutare un altro bambino. A questo proposito chiediamo a tutti coloro cui capiterà una sostituzione, di essere comprensivi perché le difficoltà ambientali e culturali in cui ci muoviamo sono davvero tante.Si può comunicare con il bambino sostenuto?
Lo scambio epistolare con il bambino è possibile attraverso il responsabile del progetto che sul posto segue per noi quest’iniziativa. I bambini sono sempre molto contenti di ricevere lettere, fotografie, cartoline, ma il rispondere non è nella loro mentalità normale. Quando lo fanno, sono impacciati e non sanno cosa dire. In genere la cosa più facile è ringraziare e basta.Voi vorreste avere tante informazioni su come vivono e come usano il tempo, ma loro sovente non sono abituati a parlare e tantomeno a scrivere. Qualche volta, invece, le lettere che riceverete saranno piene di richieste.Spesso per un bambino o una famiglia avere un sostenitore nel mondo occidentale è considerato come il vincere ad una lotteria. E il pensiero del bambino o della famiglia corre a come far arrivare la lista di quello di cui si ha bisogno, e di quel che si desidera, perché poi il sostenitore risolverà tutto. Su questo punto è importante avere molto equilibrio per poter offrire con umiltà un sostegno, un contributo che non abitui a pensare che è più produttivo chiedere e mendicare piuttosto che darsi da fare.A tal proposito è sconsigliato l’invio diretto di soldi alla famiglia perché non ci sono garanzie di come realmente saranno spesi e soprattutto per evitare di favorire, anche involontariamente, l’assistenzialismo passivo e diseducante che non insegna a diventare adulti autonomi.L’ingente costo di spedizione e di sdoganamento e soprattutto la possibilità di creare gelosie e tensioni sconsigliano l’invio di pacchi.Solo nel caso in cui ci sia da parte nostra l’allestimento di un container, ci sarà la possibilità di inserire anche un pacchetto dono per ogni bambino. In questo caso v’informeremo per tempo.
Quale impegno economico comporta questa forma di solidarietà ?
Sin dall’inizio abbiamo chiesto un contributo che da una parte rispondesse alle necessità primarie del bambino e dall’altra non fosse troppo oneroso per il sostenitore.Quindici anni fa si trattava di 1.000 lire il giorno. Oggi la quota è cresciuta a 310 Euro l’anno, pari a circa 26 Euro il mese.In pratica è l’equivalente giornaliero del costo di un caffè e meno del costo di un quotidiano.Ma questa cifra rappresenta ancora oggi, il reddito annuo di molti dei genitori dei bambini che stiamo aiutando.Il pagamento della quota (effettuabile a piacere con scadenza quadrimestrale, semestrale, annuale) può avvenire nelle seguenti forme:
a) direttamente all’ufficio di Via Garibaldi 18 a Belluno, oppure presso i responsabili dei gruppi “Insieme si può…” locali;
b) a mezzo banca tramite bonifico;
c) a mezzo conto corrente postale.
Come vengono gestiti i fondi raccolti?
I fondi da noi raccolti sono inviati generalmente tre volte all’anno, in coincidenza con l’inizio dei trimestri scolastici. Garanti del loro corretto impiego sono missionari, volontari laici, organizzazioni locali, responsabili dei progetti che sul posto seguono personalmente i ragazzi. Se si tratta di un asilo, di un centro di accoglienza per ragazzi della strada o di un orfanotrofio, i fondi sono utilizzati per le spese generali (vitto, alloggio, stipendi del personale, materiale, ecc…). Se si tratta invece di una scuola la quota di adozione serve per il pagamento delle tasse scolastiche (obbligatorie e parecchio onerose in molti paesi), per l’acquisto di materiale scolastico, per integrare il magro stipendio dei maestri, per rifornire di viveri la mensa scolastica, per fronteggiare eventuali problemi sanitari.
CODICE DI COMPORTAMENTO
“Insieme si puo’…” aderisce al ForumSAD – Forum permanente per il sostegno a distanza (www.forumsad.it) – che nel 2004 si è costituito in associazione e ha sottoscritto la “Carta dei principi”e la “Carta dei criteri di qualità”: un codice etico e una forma di autoregolamentazione del proprio agire che è condivisa dalle altre cinquanta associazioni che aderiscono al Forum. Significa lavorare a favore della correttezza dell’informazione, della trasparenza, della visibilità e qualità degli interventi di sostegno a distanza.Nel corso del 2007 l’Associazione ha chiesto a tutti i partner locali di sottoscrivere un contratto di collaborazione in cui sono esplicitati gli impegni reciproci e che comporta, tra l’altro, la rendicontazione economica e l’aggiornamento puntuale della situazione dei bambini sostenuti. Nel 2007 il bilancio complessivo dell’iniziativa è stato di 899.531 euro. 793.543 euro sono stati inviati per il sostegno dei quasi 3.000 bambini assistiti, mentre 105.988 euro (pari all’ 11,8 %) sono stati trattenuti per le spese di gestione, organizzative, promozionali.